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La cura della vitiligine con raggi UVB

Al momento della visita dermatologica sono rilevabili soltanto chiazze di vitiligine visibili a luce ambiente; l'esame clinico con luce alogena può dare un'idea del tutto approssimativa sia della localizzazione delle chiazze che del loro grado di acromia. Solamente l'esame a luce di fluorescenza riesce a fornire un quadro sufficientemente esatto dalla dermatosi in quanto pone in evidenza le chiazze per così dire occulte anche perché permette di valutarne, questa volta bene, il grado di acromia (Fig.1). Localizzando anche le chiazze di vitiligine non visibili ad occhio nudo, le riprese a luce di fluorescenza (frequenza: 360 nanometri) pongono nettamente in evidenza, in modo paragonabile a quello di un "esame radiologico" della pelle, la differenza di colorazione esistente tra livello di epidermide normopigmentata (colore blu scuro) e livello di epidermide acromica (colore azzurrognolo). Questo metodo diagnostico consente così di intervenire tempestivamente con la positiva azione terapeutica della microirradiazione mirata.